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old Camera

 

 

5 LUGLIO
Dhermi

Che bello svegliarsi al primo sole del mattino, udire solo il canto degli uccellini, affacciarsi dalla terrazza e vedere tanta bellezza: il mare è calmissimo e l’acqua di una trasparenza incredibile! Alle 8,00 siamo già al bar in attesa della colazione…poi…Non resisto più. M’infilo il costume e mi fiondo giù dalle scale. In un attimo sono sulla spiaggia e mi tuffo nell’acqua gelida…brrr! Corroborante! Bastano poche bracciate per sentirmi felice! Trascorriamo la mattinata tra bagni e letture. All’ora di pranzo ci sediamo all’ombra e al fresco della terrazza ristorante per uno spuntino. Poi di nuovo in spiaggia; è di sassolini bianchi, molto meglio della sabbia che si appiccica dappertutto. L’acqua ha questi meravigliosi colori e sfumature grazie al fondale di sassolini chiarissimi: un incanto! Dura poco però perché verso le 16,00 il cielo si rannuvola e nel giro di una mezz’ora vediamo sopraggiungere dal mare grandi nuvole nere. Saliamo in albergo con l’idea di sederci in terrazza a leggere, ma…si scatena una tempesta! Il mare si scurisce sempre più, Torrenti d’acqua scendono dal cielo, mentre forti raffiche sferzano la superficie dell’acqua.temporale Dal terrazzo vediamo un nuotatore che a fatica tenta di raggiungere la riva. Restiamo ad osservarlo trattenendo il respiro… finchè non lo vediamo in salvo. Rientriamo in camera perché piove troppo per rimanere fuori e abbiamo la brutta sorpresa di vedere… che l’acqua entra in stanza, dopo avere allagato la cameretta vicina! Ci affanniamo a spostare bagagli, caschi, stivali dal pavimento…poi, appena la pioggia accenna a diminuire, corro a chiamare qualcuno dell’hotel che venga a porre rimedio all’allagamento. Sono tutti nel caos perché è saltata la corrente, si è allagata la cucina…poi arriva una ragazza con secchio e ramazza e asciuga l’acqua. In quel frangente scopriamo che due ospiti sono norvegesi. Attacco subito bottone, così facciamo conoscenza. Più tardi, a cena, complice qualche bicchiere di vino che scioglie la naturale riservatezza dei norvegesi, trascorriamo insieme una piacevole serata, conversando e scambiandoci esperienze di viaggi e avventure.

6 LUGLIO
Dhermi- Saranda –Xamil

Dopo la tempesta di ieri stamattina il cielo è limpidissimo e si preannuncia una bella giornata. Abbiamo deciso di partire dirigendoci più a sud per vedere altri tratti di costa, pensando di fermarci un giorno a Himare o a Qeparo. Alle 9,00 partiamo. La strada corre alta sulla costa ed è tutto un susseguirsi di curve. Dopo pochi chilometri vediamo un piccolo cartello con la scritta “ Blu Bay” Ci incuriosisce e decidiamo di andare a vedere. La strada a tornanti regala vedute magnifiche della costa montuosa e in fondo scorgiamo due baie di un incomparabile blu. Siamo a Yala Bay, ovvero la baia blu. La prima è deserta perciò ci dirigiamo verso l’altra perché abbiamo bisogno di un po’ d’ombra e della possibilità di bere e di mangiare. Una volta arrivati giù però l’incanto finisce. Spiaggia attrezzata, troppo attrezzata… Baretti con musica a stordimento…  Che delusione! Non scendiamo neppure dalla moto! “Vabbè troveremo un altro bel posto per fare un bagno!” dice Knut. La successiva fermata è alla spiaggia di Livadh, suggerita da una conoscente. Arrivando vediamo spuntare tra gli ombrelloni, come grossi funghi, 2 bunker! Fanno parte di quei 77.000 che il dittatore Enver Hoxha fece erigere lungo tutta la costa! La spiaggia è formata da sabbia e sassetti, ci sono ombrelloni di paglia, chioschi, bar…e immondizia! Perciò ripartiamo al volo, giusto il tempo di scattare una foto. Proseguiamo per Himare, ma il paese non presenta nulla d’interessante e la spiaggia non è niente di che… quindi si prosegue…
La strada corre sempre in alto, offrendo vedute d’incomparabile blu. Il sole picchia inesorabile e vogliamo fare un bagno… arriviamo a Porto Palermo, una baia dai colori intensi che è chiusa da due promontori. Sotto ad uno di essi dev’esserci una base militare poiché scorgiamo due scafi grigi ( sottomarini?) all’ancora, davanti all’imboccatura di una grotta. In fondo all’insenatura c’è un’isoletta verde (scopriremo poi essere una penisoletta), con in cima una fortezza o castello; all’altro capo alcune semplici casette e un molo, al quale sono ormeggiate alcune barche di pescatori. Notiamo una spiaggetta sassosa, ma il luogo ci dà una sensazione di desolazione, non sappiamo perché… ci guardiamo negli occhi e, senza bisogno di dire niente, proseguiamo. - A Qeparo però ci fermiamo!- dico al mio compagno – Ho letto sulla Lonely che è un paesino pittoresco, abbarbicato sulla scogliera! La guida segnala pure alcuni hotel sulla spiaggia.- Ok -concorda lui. Ma, giunti lì, non vi è nulla di quanto letto! Non c’è alcuna scogliera, né traccia degli alberghi… andiamo giù alla spiaggia …sassi, sterpaglie e tanta immondizia…Girata la moto si torna sulla statale e si prosegue . Il prossimo paese è Borsh, che percorriamo su e giù diverse volte, per l’unica strada che lo attraversa. Dall’alto vediamo una lunga spiaggia stendersi molto più giù, e parecchie nuove costruzioni spuntano dal verde, lungo il pendio, ma… non ci sono strade che scendano al mare! Abbiamo quasi rinunciato quando, a fianco di un benzinaio, all’ingresso del paese, notiamo una strada sterrata che s’inoltra per vasti uliveti, peccato siano stati trasformati in discariche a cielo aperto! La strada termina su una lunga spiaggia, costeggiata da un putrido canaletto, nel quale marciscono i soliti sacchetti di spazzatura. Che squallore! Che tristezza proviamo nel vedere un luogo così deturpato! Delusi torniamo indietro, sulla strada principale e riprendiamo la marcia verso sud. Siamo accaldati e stanchi per questo continuo su e giù alla ricerca di un posto decente dove fermarsi. Saranda dista oramai solo una trentina di chilometri così decidiamo di arrivare lì. Procediamo veloci, col vento in faccia, godendoci ogni curva e con lo scenario della costa  negli occhi. Possibile che sia tutto così bello visto da quassù e così deturpato vicino al mare? Ci scambiamo qualche impressione. – Chissà come doveva essere bella l’Albania dieci-quindici anni fa! Finalmente arriviamo a Saranda, di cui abbiamo letto essere un bel posto. Il paese rappresenta la classica cittadina di mare cresciuta a dismisura per accogliere l’afflusso di molti turisti: un cementificio orribile. Distruggono interi tratti di costa per creare dal nulla spiaggette di sassi e terra rossa…e il mare resta un incantevole sogno. Ovviamente non ci fermiamo neanche qui, se non per prelevare del contante ad uno sportello bancomat. Pochi chilometri e siamo a Xamil. – Qua ci fermiamo per forza! – esclama Knut – siamo ormai quasi alla fine dell’Albania!
Visto dall’alto il mare ha colori stupendi. Ci incuriosiamo nel vedere che ci sono diversi edifici, non ultimati, crollati. Oddio!- penso- è una zona sismica! Più tardi scopriremo che sono stati “ ribaltati” dalle ruspe perché non in regola coi permessi per edificare! Troviamo finalmente un piccolo hotel, semplice, con un bel giardino ed una vista splendida su una delle tre baiette.hotel center ( Hotel Center a 30 euro a notte: 39°46'19.90"N 20°00'04.93"E) .
Sono le 13,00 e fa molto caldo. Spossati scarichiamo i bagagli e restiamo una mezz’ora a goderci il fresco dell’aria condizionata. Ma il richiamo del mare e la fame ci fanno uscire. Siamo proprio vicinissimi al mare e dopo pochi passi decidiamo di pranzare sulla terrazza di un bar-ristorante, con vista su un’isoletta di fronte. L’acqua del mare ha sfumature che ricordano cala Briola, in Sardegna. La spiaggetta sottostante è purtroppo altrettanto affollata, ma…basta lasciar vagare lo sguardo oltre e… ci rilassiamo. Poi proseguiamo l’esplorazione e scendendo per un sentierino giungiamo ad un’altra baietta. L’acqua è verdeazzurra e trasparente, inoltre alcune sdraio sono situate all’ombra di grandi pini, su larghi terrazzamenti. Ah! Ecco il posto giusto per noi! I colori sono meno accesi, ma… c’è molta meno gente!

7-8-9 LUGLIO
Xamil- Butrinto- Xamil
Ieri ( 7/7) giornata di assoluto riposo, in spiaggia, all’ombra dei pini, bagni e letture. Alla sera è bello passeggiare e sedersi ai tavolini di qualche bar-ristorante ad ammirare il tramonto. La prima sera per cenare abbiamo scelto un ristorante con terrazza sul mare. Molto romantico! Ci hanno servito un piatto sublime: cozze e datteri di mare alla Buzara. Oggi invece abbiamo in programma un’escursione al sito archeologico di Butrinto, situato nell’omonima laguna. Già di primo mattino c’è un gran caldo-umido, per cui ci affrettiamo a fare colazione e alle 9,00 siamo già in moto. La strada da percorrere è breve, pochi chilometri, perciò in un batter d’occhio siamo sullo spiazzo antistante il sito. E’ un punto dove la strada è interrotta dal canale che collega la laguna al mare. I veicoli che intendono proseguire devono salire su una specie di piccola chiatta, trainata a corda. Sull’altra riva si ergono i resti del castello di Ali Pasha, più una fortezza che un castello, dalla strana pianta triangolare. Tutt’intorno la laguna distende le sue acque verdi che, lontano si fondono con l’azzurro del mare. La visita al sito ci occupa per più di un’ora; l’antica Butrinto era una città costruita in riva alla laguna e circondata dall’acqua. I resti si estendono in un’area coperta dbutrinti vegetazione e questo mitiga un po’ il caldo. Bello il teatro, purtroppo molti degli antichi edifici sono stati lesionati e gli archeologi stanno tuttora lavorando per il loro recupero. Passeggiamo tra le rovine e saliamo il sentiero che sale sul pendio della collinetta, girando intorno alle mura, finchè, da una delle porte, arriviamo al cortile del castello veneziano, edificato intorno al 1400. Affacciandosi dagli spalti si ha un bel colpo d’occhio sulla laguna, la collina, fino al mare. Soddisfatti per la visita, ma accaldati ritorniamo a deaXamil e alla baietta coi pini: un bel bagno rinfrescante è quel che ci vuole! La sera, davanti a due birre gelate, godendoci l’ennesimo bellissimo tramonto, discutiamo il da farsi. Knut vorrebbe ripartire domattina, io propendo per fermarci un altro giorno al mare. Non me la sento di fare fagotto per dirigermi all’interno, fa troppo caldo! Alla fine convinco Knut a restare ancora un giorno.

10 LUGLIO
Xamil- Gijrokaster

Abbiamo detto al proprietario che vorremmo partire presto perciò alle 8,00 scendiamo in giardino per la colazione. Attendiamo che arrivi col solito vassoio, ma…lo vediamo in fondo al giardino che sta eseguendo degli esercizi con i pesi. Notando le nostre occhiate si avvicina al tavolo chiedendoci – The o caffè?- Poi non torna per un bel pezzo. Capiamo di averlo interrotto durante la sua routine ginnica giornaliera perché esegue una serie di esercizi contando, poi posa gli attrezzi e ci porta il vassoio con il miele e il burro… torna ai suoi pesi, altra sequenza, poi torna da noi con i bicchieri e due bottigliette di succo d’arancia… ancora i suoi attrezzi… e arriva con il caffè… ci scappa da ridere… è un tipo buffo, un po’ kitch come il suo albergo, che di sera si trasforma in una balera anni ’60 ( per fortuna dopo le 24,00 spegne musica e luci ) ma una brava persona, che si è dimostrata cordiale e amichevole. Così come la ragazza tuttofare, gentile e disponibile, con cui ci siamo intese a gesti e sorrisi, che alla partenza mi ha abbracciato. Caricata la moto partiamo verso Saranda, per poi imboccare la strada con l’indicazione Syr i Kalter ( sorgente dell’occhio blu). Si percorrono una trentina di chilometri per giungervi. Si parcheggia la moto  e, superato un ponticello sul fiume, ci si inoltra nella vegetazione, su un sentierino tra gli alberi. Pochi minuti e si arriva alla sorgente che forma un piccolo laghetto. Ciò che colpisce sono i colori: il blu intenso dell’acqua che sgorga dalle profondità si allarga e sfuma in azzurro, creando l’effetto di un grande “occhio”. Avremmo voluto fare un bagno, ma l’acqua è freddissima, esce alla temperatura di 10°, inoltre non c’è un posto adatto per stendersi ad asciugarsi. Tutt’intorno è pieno di libellule blu, alle quali cerchiamo di avvicinarci piano, piano per fotografarle…ma è quasi impossibile perché stanno sopraggiungendo diversi turisti…chiassoni e gli splendidi insetti volano via. Torniamo alla moto e prima di ripartire ci sediamo ai tavolini di un bar, posti su una piattaforma che si sporge nel fiume. Che pace!
Ma la strada ci chiama, così ci rimettiamo in marcia per raggiungere Gijrokaster. La strada sale su brulle montagne, e a mano a mano che piega verso l’interno l’aria si fa sempre più calda. Poi si scende in una lunga valle percorsa dal fiume Drino. L’aria calda tremola ed io prego di arrivare presto perché ho voglia di strapparmi il casco! Arriviamo presto alla meta. La città di Girocastro si eleva su un colle ed è facile dirigersi alla parte vecchia poiché il suo castello è visibilissimo. Percorriamo le sue ripide stradine acciottolate, talmente strette che, imboccata una curva in salita, siamo quasi travolti da un taxi che, scendendo si allarga un po’ troppo. “ Aho!! “ urliamo sia io che Knut, mentre l’altro fa un cenno di scusa e si allontana. La strada sale ancora e fatichiamo a trovare l’hotel prescelto perché in Albania le vie non hanno nomi! Infine, chiedendo indicazioni, lo raggiungiamo. L’hotel Kalemi è una casa-museo con degli interni fantastici. La proprietaria ci mostra diverse camere e noi scegliamo una piccola suite (la camera n°2). Mi sono innamorata della grande camera- salotto arredata in stile ottomano, con un lungo sofa che costeggia una parete, tutta a finestre. Anche il soffitto è una meraviglia, in legno intarsiato, così come le ante degli armadi. Il tutto, colazione compresa, per 35 euro. Ci cambiamo, indossando bermuda e magliette leggere, ed affrontiamo i 40 e passa gradi percorrendo le stradine ripide alla ricerca di un ristorante. Scivoliamo lungo i muri, come i gatti, cercando riparo in qualche pozza d’ombra e… troviamo proprio quello indicato dalla guida. Piccolo, con i tavolini all’ombra di grandi alberi, dove ci servono due buoni piatti di carne accompagnati da verdure miste, tipo ratatouille. Dopo il lauto pranzo ripercorriamo le bollenti stradine e torniamo in albergo. Riemergiamo al mondo solo verso le 17,00, quando il sole è meno feroce, ed imbocchiamo una strada in salita che ci conduce alla casa Zackata. Non vi sono indicazioni né nomi sul portone d’ingresso. Entriamo e ci troviamo in una specie di grande portico- terrazza dove, su una seggiolina, è seduta una vecchietta che si gode il fresco. Chiediamo se quella è la casa Zakata, lei ci fa un dolce sorriso sdentato e chiama qualcuno. Dall’abitazione esce una donna che ci accompagna oltre il portico, attraverso un grande portale, che dà in un piccolo cortiletto invaso dalle sterpaglie. Da lì si accede alla casa-torre,è una costruzione imponente, alta e stretta, attraverso un portone di legno. Ci apre, poi ci indica le scale facendoci segno di salire e se ne va. Noi saliamo lo scalone di pietra che porta al pianerottolo di legno del 1° piano. Sia destra che a sinistra si aprono due grandi saloni, il più bello dei due è chiamato “ degli sposi,” arredato con tappeti rossi che coprono interamente il pavimento, i tipici divani ottomani che corrono lungo le pareti ed un grande caminetto, dalla  cui cappa pende una specie di lenzuolo ricamato. Vi sono poi altre minuscole stanzette, forse spogliatoi, due sicuramente gabinetti, che girano intorno.. Soffia il vento all’interno da qualche vetro rotto, il legno tarlato scricchiola sotto i nostri passi…Il piano superiore presenta, sulla destra, un salone davvero grandioso: l’arredamento e le suppellettili sono più sontuosi, a partire dai decori magnifici sulla cappa del camino agli affreschi sulle pareti, al bel soffitto in legno intarsiato. Capiamo di trovarci nel salone dei principi, così veniva chiamato. All’uscita dal palazzo si pagano 2 euro per la visita. Da lì proseguiamo la nostra passeggiata per stradine selciate che arrivano alla zona in cui sorgono altre bellissime case, completamente restaurate grazie ai fondi dell’UNESCO. Inutile dire che scattiamo parecchie foto, ma la nostra meta
ora è il castello, per giungere al quale si deve di nuovo…salire, poiché sorge su un’altra collina. Un signore ci indica un sentierino tra la vegetazione, che ci permette di evitare un lungo giro e in poco tempo arriviamo all’ingresso della fortezza. Pagato il biglietto ci addentriamo per i bui corridoi nei quali sono esposti pezzi di artiglieria di epoche e provenienza diverse. C’è pure un carrarmato leggero FIAT! Visitiamo anche il Museo delle armi, accompagnati da una solerte guida che ci illustra tutto quanto. Interessante! Poi usciamo nell’immenso cortile. Anche qui sono esposti alcuni cannoni, ma la nostra attenzione è catturata dalla carlinga di un aereo americano, proveniente da una base NATO italiana, che, avuta un’avaria, era stato costretto ad atterrare. Hoxha aveva poi rigirato il fatto denunciando l’abbattimento di un aereo-spia. Non vi è altro da vedere in questa fortezza, se non il panorama a 360° sulla valle e i monti circostanti, davvero bello. Usciamo dalla fortezza, scendiamo dalla collina fino a giungere alle stradine ora animate della città vecchia. Osserviamo un artigiano che lavora la pietra con grande maestria. Ci sorride e ci invita ad entrare nel suo laboratorio, dove sono esposti parecchi lavori e ci mostra orgoglioso alcune fotografie di portali e fontane realizzati da lui. Produce dei pezzi davvero interessanti, uno più bello dell’altro. Desidero acquistarne uno, ma… si sa… la pietra pesa, quindi mi accontento di una piastrella di 24 per10 che riproduce una passerotto e una farfalla. Proseguiamo il giro curiosando qua e là i vari negozietti. Poi ci sediamo a bere 2 birre gelate ai tavolini di un bar situato in punto panoramico, aspettando l’ora di cena. Alle 20,30, quando il sole è tramontato e si accendono le prime luci, torniamo al ristorante dove abbiamo pranzato. Troviamo un tavolino libero per pura fortuna, difatti pare che tutti ti turisti stranieri si siano dati appuntamento lì. Incontriamo anche la coppia polacca conosciuta all’arrivo in hotel e scambiamo con loro quattro chiacchiere. A fine pasto siamo satolli e ci attende la lunga passeggiata di ritorno, in salita naturalmente!

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