22-23-24 giugno
Istanbul
Svegli da ore, per il muezzin urlante, alle 8 saliamo sulla terrazza sul tetto per fare colazione. Gustiamo con soddisfazione tutto quello che ci portano: formaggio di capra, pomodori, anguria a fettine, cetrioli, olive nere, miele, marmellata di rose (dolcissima!) e pane tostato, il tutto accompagnato da the nero. Poi ha inizio la visita della città. Innanzitutto torniamo sulla piazza dove sorgono la Moschea Blu e la Basilica di Aya Sofia, circondate da giardini lussureggianti, per ammirarle anche alla luce del giorno. Ci sono già parecchi turisti e famiglie turche che passeggiano. Un venditore di chay (te) si aggira tra la folla, tra cui spicca per via del buffo copricapo coloratissimo e dell’enorme recipiente con il te. Entriamo nella famosa Moschea Blu, preceduta da un vasto cortile circondato da portici, attraverso un bel portale. Dobbiamo togliere le scarpe all’ingresso: meno male che ci siamo portati dei calzini! L’interno è spettacolare! Consiste in un’enorme sala le cui pareti sono interamente ricoperte di piastrelle di ceramica in vari colori: rosso, nero, ma soprattutto spiccano il blu, il
turchese..tutta la gamma degli azzurri! L’ambiente è luminoso per via delle tante finestre, il pavimento è ricoperto da tappeti. Si osserva col naso all’insù l’enorme struttura circolare che pende dall’altissimo soffitto e che reca centinaia di lampadine. Usciti dalla Moschea Blu ci dirigiamo alla volta della Basilica di Aya Sofia, di un bel rosa mattone, preceduta da un laghetto circondato da giardini. La struttura è massiccia, un po’ sgraziata per via dei contrafforti aggiunti alla costruzione originale per sostenere la cupola. Superato il cancello d’ingresso ammiriamo la grazia della fontana per le abluzioni. All’interno mi colpisce la penombra; la vasta navata centrale, coperta da una grande cupola, è occupata da ponteggi. Dal soffitto pendono dei grandi dischi in legno, recanti scritte in oro con i nomi di Allah, Maometto...Trovo molto belli i mosaici bizantini su fondo in oro, soprattutto “ La Maestà
di Cristo” e, in una galleria laterale, il bellissimo “ Cristo tra l’Imperatrice Zoe e Costantino”. La visita prosegue lungo le gallerie, in una delle quali sono esposte icone sacre. Usciti dal complesso museale percorriamo la Yerebatan Caddesi per arrivare alla splendida Yerebatan Sarnici (Basilica cisterna). Si scende sottoterra, all’interno di questa spettacolare cisterna bizantina in cui decine e decine di colonne sorreggono i soffitti a volta, in mattoni. Si è subito colpiti dall’atmosfera suggestiva, data dall’insieme di musica di sottofondo e dalla penombra, mitigata da sapienti giochi di luce. Si percorrono gli stretti passaggi circondati dall’acqua e si osservano con stupore i riflessi rossastri creati dalle luci. La grossa colon
na con la testa della Medusa capovolta incuriosisce per la sua peculiarità. Vorrei restare a lungo in questo luogo magico e freschissimo... ma è ora di riemergere alla luce! Ci inoltriamo in un’arteria commerciale, Divan Yolu, percorsa da tram moderni, alla ricerca di una banca dove ritirare del contante.
Poi ci dirigiamo verso il grande parco ombroso che circonda il Topkapi. Entriamo nel complesso del Topkapi Sarayi attraverso la “Ortakapi”, porta di mezzo, e ci dirigiamo subito alla biglietteria dell’ Harem, ma un cartello informa che riaprirà solo alle 14, così ci aggiriamo per la vasta corte ricca di grandi alberi. Passiamo da un cortile all’altro, osservando i diversi edifici. Pranziamo al bar- ristorante del complesso, su una terrazza che guarda il Bosforo: azzurrissimo e solcato da ogni sorta d’imbarcazioni. Dopo pranzo torniamo alla seconda corte per acquistare i biglietti d’ingresso all’Harem, ma... non riusciamo nell’intento perchè una coda chilometrica si snoda davanti alla biglietteria. Veniamo a sapere che possono entrare solo 60 persone alla volta e che chiude alle 16,30! Capiamo che non c’è niente da fare perciò, un po’ delusi, torniamo alla terza corte, dove visitiamo il Padiglione del “ Tesoro” in cui sono conservati oggetti preziosi e straordinari, quali un pugnale con grandi smeraldi incastonati. Quando usciamo dal complesso del Topkapi siamo stanchi morti, perciò torniamo in hotel. Riemergeremo solo a sera inoltrata per cenare. Non ci allontaniamo più di tanto dall’albergo poichè abbiamo la fortuna di avere parecchi ristoranti nelle vicinanze. Stasera la scelta cade sul Caffè Magnaura, dove ceniamo bene spendendo poco.
All’alba il solito muezzin funesta il nostro sonno. Stavolta però riusciamo a riaddormentarci!
23 giugno
Questa mattina abbiamo in programma di recarci al Gran Bazar. Dopo colazione ci avviamo per le strade già affollate. Camminiamo per un lungo tratto, ma è piacevole a quest’ora. A un certo punto ci ritroviamo in un dedalo di vicoli, sui quali affacciano parecchie botteghe...capiamo così di essere arrivati alla meta. Entriamo nel complesso del Bazar, sotto le alte volte...e subito veniamo trascinati da una folla di gente e investiti da forti odori. Siamo capitati nella zona dove si vendono lana, canapa...poi subentrano le botteghe dei tessuti. Arriviamo ad un punto dove s’ incrociano quattro vie...ne imbocchiamo una, camminando a casaccio, cercando di memorizzare dove abbiamo svoltato. Mi sento frastornata, mi manca l’aria: è tutto troppo! Troppo rumore, troppi colori, troppa gente, siamo letteralmente sospinti dalla massa...Quando ne abbiamo abbastanza guadagniamo la prima uscita, sbucando in una strada vicino all’Università. La zona è ricca di negozietti e banchetti che vendono libri. Non sappiamo bene in quale parte della città ci troviamo, sostiamo qualche momento, indecisi sulla direzione da prendere per tornare in centro, poi Knut esclama: -Andiamo di là, verso il mare- Io sono titubante, ma lo seguo perché ha dimostrato più volte d’essere dotato di un grande senso d’orientamento. Percorriamo le stradine tranquille di un quartiere popolare, costituito da basse case. Alcune donne stanno lavando grandi tappeti in strada, con acqua, sapone e spazzole, mentre altre li stendono al sole ad asciugare. I bambini giocano a pallone, saltando sul marciapiede all’apparire di qualche rara automobile. E’ una scena d’altri tempi, che però m’infonde un senso di tranquillità. Tra i tetti delle case s’intravede la cupola di una moschea, la cerchiamo, svoltando a destra e a sinistra parecchie volte, finché le siamo davanti. E’ piccola, con un bel portale d’ingresso, da cui parte una scalinata. Scattiamo alcune foto, poi entriamo. Nel cortile, sotto al porticato, alcuni ragazzini stanno salmodiando sotto la guida dell’Imam. Ci sentiamo come degli intrusi... Lui però, gentilissimo, si rivolge a noi in inglese chiedendoci se vogliamo visitare la moschea. Ci chiede di non scattare fotografie all’interno. C’informa che non c’è alcun biglietto da pagare, ma che possiamo fare un’offerta, se vogliamo. Tolte le calzature entriamo, seguendo la nostra guida che ci fornisce ampie e dettagliate informazioni su questo splendido, piccolo, raccolto gioiello, che è la Moschea di Kucuk Aya Sofya (Piccola Aya Sofya). Siamo soddisfatti della visita e, per riposarci un po’, decidiamo di entrare nel giardino/sala da the posto di fronte. E’ bellissimo! Raccolto, fresco, ricco di alberi, fiori, cespugli! E’ porticato su due lati, su cui
si aprono una sala da te, con poltroncine e bassi tavolini all’aperto, e diverse botteghe e laboratori artigianali. Gustiamo due cay, sprofondati in comode poltroncine di pelle, guardandoci attorno. Ristorati, riprendiamo la strada in direzione del quartiere di Sulthanamet dove pranziamo al Doi Doi (Mangia Mangia). Saliamo alla terrazza all’ultimo piano, coperta da una tettoia in lamiera, ci sediamo ad un tavolino e ordiniamo il pasto. Nell’attesa osserviamo il panorama di tetti che ci circonda: da un lato s’intravede il mare, mentre dall’altro si erge la Blu Camii ( Moschea Blu). All’improvviso, allo scoccare dell’una, si propaga nell’aria, altissimo, il canto del muezzin. Ha un suo fascino a quest’ora!
Dopo pranzo passeggiamo pigramente lungo le strade assolate, fino a giungere al porto di Eminonu, da cui partono numerosi battelli, traghetti, barchette...anche qui fiumane di gente vanno e vengono. Sostiamo davanti alla stazione da cui partiva l’Orient Express, scattando una fotografia alla vecchia locomotiva in mostra. Poi entriamo nel Bazar Egiziano (o delle spezie), più piccolo e caratteristico dell’altro: piramidi di spezie colorate sono esposte in bella mostra sulle bancarelle e l’aria profuma di aromi. Compro alcune piccole scatolette in ceramica smaltata come souvenir, mentre Knut acquista un portachiavi con la bandiera turca. Noto che molte donne portano il foulard e lunghi abiti e soprabiti (con sto’caldo?) ma parecchie, più giovani, sfoggiano jeans aderenti e minigonne, mentre solo alcune
passano avvolte nei neri chador. Ci dirigiamo al molo per informarci su costi ed orari per un’escursione in battello sul Bosforo, da compiersi l’indomani. Ammiriamo la vista del Ponte di Galata, con l’omonima torre che spicca da un lato, e la splendida Moschea di Suleymanye posta su una collina, sull’altro lato. Poi, lentamente, tornati sui nostri passi, percorriamo la strada in salita che ci condurrà alla piazza dove La moschea di Aya Sofya e la Moschea Blu si fronteggiano. A metà strada, stanchi, e per sfuggire al caldo, entriamo a riposarci nel bel parco di Gulhane,. Poi, ripreso il cammino, torniamo in albergo. Più tardi ceniamo, discretamente, in un locale segnalato dalla guida, in Divan Yolu. Chiudiamo la serata in bellezza in un locale all’aperto, dove assistiamo ad una performance dei Dervisci Rotanti (la danza Sufi). Emozionante!
24 giugno
Mattinata dedicata alla visita del Museo delle Arti Turche e Islamiche che sorge vicino alla grande piazza dell’Ippodromo. Il Museo occupa i tre piani di un grande palazzo, un tempo residenza del Pascià Ibrahim. Nel giardino s’innalza un enorme albero (acero?) La visita ci soddisfa molto, soprattutto la parte riguardante l’esposizione di tappeti di epoca Selgiuchide. All’uscita ci dirigiamo al vasto piazzale dell’Ippodromo, 400m. per 120, dove ci sediamo su una panchina ad osservare l’Obelisco. All’improvviso appare dal nulla un ragazzino che vuole a tutti i costi lucidarci le scarpe. Insiste, si china rapido verso i nostri piedi ...ma noi calziamo dei sandali aperti dai quali fanno capolino le dita...va a finire che ci allontaniamo per non rischiare di ritrovarci con le dita...lucidate! Nel primo pomeriggio torniamo al porto di Eminonu dove saliamo a bordo di un battello che navigherà lungo il Bosforo. Prendiamo posto sul ponte superiore, scoperto, accomodandoci su delle seggioline di plastica bianca, tipo gelateria. Siamo un po’ perplessi per la sistemazione alquanto precaria dei sedili. Mentre attendiamo di salpare restiamo increduli alla vista di due uomini che, in precaria posizione sul ciglio del molo, friggono del pesce che poi vendono farcendo panini. Poi il battello salpa e attraversa il Bosforo. Costeggia dapprima la riva euro
pea, dove possiamo osservare alcune tipiche costruzioni in legno, di epoca ottomana. Passa poi davanti al bianchissimo e splendido Dolmabache Saray, giungendo sino alla piccola moschea di Ortakoy, situata quasi
sotto al ponte stradale che unisce le due sponde. Poi si costeggia la riva asiatica, Uskudar (Scutari), con le sue tipiche case di legno e la bella Moschea di Mihrimah, in posizione dominante, sopra un’alta terrazza. Il battello arriva sin quasi alla punta per poi attraversare lo Stretto, passando davanti all’isoletta su cui sorge Kiz Kulesi, la Torre della Fanciulla. La leggenda narra che un ricco possidente vi fece rinchiudere la figlia per evitare l’avverarsi di una funesta profezia.
Nonostante ciò la ragazza morì per il morso di una vipera, uscita dal cesto di frutta che le era stato recapitato dalla terraferma, attuando la profezia. Nel frattempo il cielo s’è oscurato e ha preso a soffiare il vento. Rientriamo al porto di Eminonu accompagnati da forti raffiche che fanno oscillare il battello sulle onde, mentre le seggioline di plastica si spostano di qua e di là sul ponte. L’attracco avviene in modo assai maldestro: va a sbattere violentemente contro il molo. L’escursione comunque merita senz’altro, magari su un’imbarcazione più grande e sicura!
Rientrati in hotel prepariamo i bagagli, un po’ a malincuore...
Dopo cena ci rechiamo ad ammirare per l’ultima volta la Blu Camii e Aya Sofya che risplendono nella notte. Questi gioielli ci resteranno nel cuore così come questa città che ci ha letteralmente affascinato!
25 giugno
Istanbul-Kirikkale 550 km. ca.
Non pensavamo fosse così grande la città! Si estende per decine di chilometri! Ne abbiamo percorsi 60, per attraversarla, impiegando più di un’ora per uscirne! E’ stato emozionante il momento in cui le ruote della nostra moto hanno toccato il suolo dell’Asia, dopo avere attraversato il lungo ponte sul Bosforo che unisce i due continenti! L’autostrada è percorsa da un traffico sostenuto di mezzi pesanti, che esalano dense nuvole di fumo nero. Allontanandoci dal mar di Marmara e imboccando l’autostrada per Ankara, finalmente il traffico è diminuito. Ad un certo punto abbiamo visto una rossa BMW che, come noi, sbandava per le raffiche di vento. Nel momento del sorpasso abbiamo notato la targa svedese. Più avanti, durante una sosta in autogrill, ci ha raggiunto. Il biondo centauro e la sua compagna si sono diretti al nostro tavolino e hanno chiesto se potevano farci compagnia. Chiacchierando abbiamo appreso che erano partiti anche loro quella mattina da Istanbul e che, come noi, erano diretti in Cappadocia. Così abbiamo deciso di proseguire il viaggio insieme, seguendo le dritte di un turco che rientrava al suo paese, con la famiglia, dalla Germania. L’uomo ci ha consigliato di uscire dall’autostrada per evitare il traffico intorno ad Ankara e di proseguire sulla statale in direzione di Kirikkale. Così abbiamo fatto, giungendo a destinazione alle 19,stanchi e coperti di polvere a causa delle infinite deviazioni per lavori. La città
manca totalmente di attrattive. Dopo molto peregrinare abbiamo trovato due camere in un modestissimo albergo, hotel Berlino, con bagni e docce in comune e finestre nelle stanze che non hanno conosciuto il Vetril da anni! Comunque per una notte e ad un prezzo bassissimo ci siamo adattati. Dopo esserci rinfrescati siamo usciti a passeggio per le animate strade, osservando i passanti ed essendo a nostra volta oggetto di attenzione. Ci siamo poi rifocillati in una pasticceria con
dolci e panini, conversando in inglese con alcuni studenti locali. Rientrati in albergo abbiamo tirato tardi chiacchierando coi nuovi amici e sorseggiando dell’ottimo whisky, da loro generosamente offerto. Sono studenti universitari di Stoccolma. Dopo la Cappadocia scenderanno sulla costa fino ad Antalya, prima di tornare ad Istanbul, da dove, lasciata la moto voleranno in Iran.
26 giugno
Kirikkale-Uchisar (Cappadocia) circa 211 km.
La mattina, chiara e luminosa, ripartiamo insieme verso la Cappadocia. In un paio d’ore siamo all’incrocio tra Uchisar, dove noi ci fermeremo e Goreme, dove loro si dirigeranno. Saluti, abbracci e...chissà, magari ci incontreremo nuovamente sulla strada!
Uchisar è un villaggio rupestre che sembra vivere fuori dal tempo. Troviamo la pensione segnalata dalla guida in cima ad una salita, nella parte vecchia del paese. La “Kaya Pansion” ci piace subito, così come il simpatico proprietario, che parla francese. Ci fa accomodare sulla terrazza che affaccia su un panorama che definire magnifico è dire poco! La vista spazia su un’ampia vallata punteggiata di formazioni di tufo; in primo piano un grande Camino delle Fate fa bella mostra di sè. Ci viene offerto del cay bollente che gradiamo molto, dato che l’aria è decisamente fredda! Scegliamo una camera al piano terra che ha un giardinetto, ombreggiato da tralci di vite rampicanti. Scaricati i bagagli e risaliti in moto, ci dirigiamo verso il centro del paese, alla volta di un Pide Salonu, notato in precedenza, dove mangiamo di gusto due ottime pide ( specie di pizza locale) ripiene di carne e spezie, poi facciamo rotta verso la vicina Goreme e il suo Museo all’aperto. A quest’ora (le 14) non c’è quasi nessuno e possiamo goderci la visita con tranquillità. Ammiriamo le grandi rocce calcaree che i monaci eremiti scavarono ed adattarono sia ad uso abitativo che religioso.
Alcune di queste chiese mostrano ancora begli affreschi, come quelli splendidi e ben conservati della cosiddetta “Chiesa Buia”. Altre ne presentano di più semplici, in altre ancora se ne intravedono solo le tracce. Dopo un paio d’ore, usciti dal Museo, entriamo nella vicina chiesa della Fibbia o Tokali Kilise, che presenta fantastici affreschi. Sulla via del ritorno ci fermiamo a Goreme per visitarlo. Il paese è molto caratteristico, ma, secondo noi, troppo turistico. Percorriamo le due vie principali zeppe di negozietti e locali per i turisti, in mezzo ai quali spunta una vecchia sala da te, con gli avventori seduti all’aperto, a tavolini sgangherati, che giocano a domino sotto le fronde ombrose di grandi alberi. Più tardi, tornati ad Uchisar, facciamo una passeggiata per le strette viuzze che conducono al Kale ( Castello) sbirciando dietro a porte e portoni per cogliere aspetti della vita locale. A quest’ora
rientrano dai campi i contadini, tirando la cavezza di asini sommersi da immani carichi. Col trascorrere dei minuti la luce si fa più calda. Ci arrampichiamo fino alla cima del cosiddetto Castello, dalla cui sommità ammiriamo il panorama dei coni di tufo nella vallata: splendono rosei nella luce del tramonto. Cconsumiamo la cena alla nostra pensione dove mangiamo benissimo, dagli antipasti al dolce, caffè turco, vino… spendendo solo €7,00 a testa!