logo Turchia 2005 Pag.4  turco

Photo_Album

 

 

 

 

moto

 3 luglio
Cirali-Kalkan 152 km. ca.
Oggi si parte alla volta di Kalkan, situato sulla costa egea. La strada n°400 si snoda lungo la costa attraversando paesi e villaggi, colline boscose e campi coltivati. Dopo un paio d’ore imbocchiamo la diramazione per Ucagiz, Tre bocche, dove arriviamo dopo aver percorso circa 20 km. attraverso un’arida vegetazione. Il villaggio sorge in una posizione meravigliosa, in una baia chiusa, punteggiata da isolette e racchiusa fra tre promontori. Parcheggiamo la moto al porticciolo e subito veniamo avvicinati da un uomo. E’ un pescatore che si offre di condurci con la sua barca, per 30$, a visitare le bellezze della baia. Accettiamo, preferendo questa soluzione ad un affollato battello. Così trascorriamo alcune ore piacevolissime su una barca tutta per noi, costeggiando l’isola di Kekova, dove si trovano parecchie tombe lice. Purtroppo non possiamo immergerci nelle sue acque per osservare da vicino i resti bizantini, a causa del divieto delle autorità che impedisce di nuotare in questa zona in quanto sito archeologico. Ci limitiamo perciò ad ammirare dalla barca i resti sommersi, ben visibili tra le basse acque trasparenti. Approdiamo poi all’isoletta di Kalekoy su cui si trovano i resti di un castello e dalle cui acque affiorano alcune tombe lice. E’ un luogo suggestivo, ma frequentato da ricchi barcavelisti, perciò decliniamo il suggerimento del nostro barcaiolo di fermarci, dicendogli che preferiamo proseguire il tour e possibilmente fare un bagno. Così, risaliti a bordo partiamo. Il barcaiolo ci conduce ad una baia dalle meravigliose acque turchesi, nelle quali possiamo tuffarci...peccato che sia il luogo dove giungono, per lo stesso scopo, i battelli carichi di turisti. Ciò fa sì che anche gli abitanti di Ucagiz stazionino qui sulle loro barchette, per vendere souvenir. Insomma una folla, quindi ci accontentiamo di un bagno veloce, poi ci facciamo riportare ad Ucagiz. Il pescatore c’invita a casa sua, per pranzo. La madre ci prepara due pide, stendendo la pasta su di un grande tagliere rotondo, arrotolandola e svolgendola più volte con un utensile simile al mattarello, sinchè diventa molto sottile, farcendola poi con un ripieno di verdura e formaggio. La pida viene cotta in un forno particolare. Quando sono pronte mangiamo di gusto e beviamo una bevanda, ayran, a base di yogurt salato, che ci consiglia il nostro barcaiolo. Siamo titubanti, temiamo effetti disastrosi, ma alla fine ci decidiamo e…è ottima e molto rinfrescante. Mentre mangiamo scambiamo quattro chiacchiere con il pescatore che mastica un po’ di tedesco. Gli chiediamo informazioni sulle località di Kas e Kalkan, chiedendo un consiglio. L’uomo ci suggerisce Kalkan, più pittoresca, così, rifocillati, partiamo alla volta di Kalkan. Tornati sulla strada principale la percorriamo godendo delle curve, del panorama marino davvero splendido e, Kaputassoprattutto del vento che increspa le acque cobalto e ci rinfresca. Poco prima del borgo scorgiamo una spiaggetta bagnata da acque turchesi, racchiusa tra alte pareti di tufo: Kaputas. Pochi chilometri dopo siamo a Kalkan. Ci fermiamo alla Paradis Pansion, dove prendiamo una camera modesta, ma con aria condizionata e bagno privato. Il proprietario, un simpatico signore che parla tedesco, ci fa accomodare ad un tavolo situato sotto un rigoglioso pergolato, davanti all’ingresso e ci offre l’immancabile cay. Più tardi passeggiamo lungo la via principale, sedendoci poi ad un bar all’aperto dove ordiniamo due Martini con ghiaccio.

4-5-6 luglio
Tre giorni dedicati al mare, al sole, al relax. Le ore trascorrono pigre, stesi sulla spiaggia di Kaputas, tra un tuffo e l’altro, immersi nella lettura di un libro, all’ombra di un grande Kaputasombrellone affittato da un omino. Il terzo giorno, avendo oziato abbastanza, prendiamo la Transalp e raggiungiamo il sito di Patara, principale porto licio, le cui rovine sorgono sulla spiaggia. La spiaggia di dune si estende per  chilometri e chilometri, pare non avere fine! Parcheggiata la moto in pineta percorriamo circa 1 chilometro tra le dune per arrivare al mare. Ci infiliamo i costumi al volo ed entriamo in acqua. E’ bassissima come sull’Adriatico e si deve avanzare parecchio per riuscire a nuotare. Verso le 14, quando il sole picchia impietoso e siamo quasi Pataradisidratati, torniamo alla moto, e, raggiunto il centro abitato, ci sediamo in un ristorante con terrazza coperta dove pranzare. Torniamo poi con tutta calma a Kalkan per recarci alla “nostra” spiaggia a nuotare indisturbati fino al tramonto. La sera scegliamo un ristorante in centro dove cenare. Sono tutti “accalappia turisti” coi camerieri che fanno la posta per procacciare clienti. Non si ha neanche il tempo di ispezionare il menu che li hai addosso. Succede così che ne scartiamo uno dopo l’altro, protestando con chi si dimostra troppo insistente. Alla fine, affamati, Pataraentriamo in uno a caso, dove ceniamo senza infamia e senza lode. Dopo cena, come sempre, passeggiamo per i vicoli, occhieggiando le merci esposte nei numerosi negozietti, fino ad arrivare al porto, dove ci sediamo ai tavolini di un semplice locale a bere qualcosa e ad ammirare le luci sull’acqua.

 

 

7 luglio
Kalkan-Dalyan (Km. 136 ca.)
Partiti dopo la solita splendida colazione con le deliziose marmellate casalinghe della nostra padrona di casa, imbocchiamo nuovamente la statale 400 che conduce attraverso un territorio intensamente coltivato, ma non scevro da begli scorci paesaggistici, a Fetiye. Decidiamo di visitare la famosa spiaggia di Oludeniz, a circa 12 km, decantata da ogni depliant turistico. Parcheggiata la moto ci avviamo a piedi lungo il sentiero che attraversa la lingua di sabbia, che separa la laguna interna, sulla destra, dal mare, col quale comunica grazie ad un canale. Che dire…forse una volta sarà stata una meraviglia! Noi abbiamo visto la laguna con acqua torbida per via dei numerosi campeggi sorti sulla sponda a terra della laguna e una spiaggia sabbiosa bella, ma piena di infrastrutture e Iztuzuaffollata da masse di turisti. Non è ciò che cerchiamo! Fatto un bagno in mare per rinfrescarci, molto delusi torniamo alla nostra cavalcatura e scappiamo!
Nel pomeriggio giungiamo alla nostra meta: Dalyan ( Kaunos). Trovato alloggio in una modesta pensione vicino al lungofiume riprendiamo la Transalp per recarci alla famosa spiaggia di Iztuzu, dove nidificano le tartarughe Caretta.
Una lingua di sabbia arcuata separa una laguna dal mare. Però più che una piaggia sabbiosa sembra “ terrosa” nel senso che la sabbia finissima è color fango e non invita a stendervisi. Saranno contente le tartarughe! Tornati in paese lasciamo la moto nel cortiletto della pensione e gironzoliamo sul lungomare in cerca di fresco e di un posto dove cenare. I locali si susseguono tutti simili, per turisti, perciò ci sediamo in uno di essi, all’aperto, da cui si gode una bella vista della rupe con le tombe lice illuminate. A mano a mano che la notte avanza la visione si fa più suggestiva…fino al black out che spegne le luci in tutto il paese…troppo sovraccarico! Non ci resta che concludere la cena alla fioca luce di alcune candele e tornare alla pensione al buio.

8 luglio
Dalyan-Bozburun Km. 129
Lasciamo senza rimpianti l’affollata cittadina di Dalyan e ci dirigiamo verso Marmaris. Arrivati  troviamo un centro superturistico e affollato. Non fa per noi. Sostiamo giusto il tempo di prelevare del contante e di rifornirci di carburante ( ma quanto costa la benzina!) e ripartiamo dirigendoci verso la penisola di Datca, svoltando poi al bivio per Bozburun. Percorriamo una stradina che costeggia il mare attraversando piccoli centri abitati immersi nel verde. Vediamo alcune splendide baiette, ma quando chiediamo una camera per due/tre notti, ovunque la stessa risposta: siamo al completo! Così, di villaggio in villaggio giungiamo a Bozburun, che sorge su una baia che appare quasi chiusa. Qui il tempo sembra essersi fermato! Percorriamo lentamente la strada principale fino al porto, imbocchiamo la stradina a sinistra, che costeggia il mare: da un lato si Pensyon_Sunaaffacciano piccole pensioni circondate da rigogliosi giardini, botteghe e alcune abitazioni, dall’altro…il mare! Dalla strada, stretta e priva di marciapiedi, si scende direttamente su piccoli moli in cemento, cui sono ormeggiate le imbarcazioni dei pescatori.Su alcuni sono posizionate poche sdraio e ombrelloni. Il luogo ci piace subito, ha un’aria “vera”, perciò entro nella pensione col giardino più lussureggiante e chiedo una stanza. Ne hanno giusto una, molto spartana, senza aria condizionata, che affaccia sul grande terrazzo coperto dai rampicanti. La prendo per quattro notti. Fa molto caldo, quindi scarichiamo i bagagli e ci tuffiamo subito in acqua.
Per pranzo scegliamo un ristorante sulla piazzetta del porto dove mangiamo dell’ottimo pescato fresco, annaffiato da un leggero vinello bianco. Ottima scelta! Ritorniamo alla pensione per un po’ di relax al fresco…si fa per dire! Facciamo così conoscenza con gli altri ospiti: una coppia di mezza età di Istanbul, emigrata in Germania per lavoro, che ci offre subito due bicchierini di raki ( liquore che somiglia molto all’ouzo greco) e fette di pesca; una coppia di freschi sposi, lui  dell’Azerbaigian, lei un’americana che lavora all’ambasciata; due signore turche che vivono in Germania e tornano ogni estate per le vacanze. Il pomeriggio trascorre piacevolmente tra chiacchiere e bagni in mare. Dopo ogni nuotata si attraversa la stradina per fare la doccia, posizionata all’inizio del giardino.
Anche per cena torniamo allo stesso ristorante, ora più animato. Poi ci godiamo la notte passeggiando. Rientrati per andare a letto constatiamo che la stanza è un forno per cui restiamo a lungo sul terrazzo dove ritroviamo il signore di Istanbul seduto allo stesso posto sul terrazzo con accanto la bottiglia di raki e un bidoncino di acqua: non s’è mosso da ore!

9 -10-11 luglio
Le giornate trascorrono pigre tra bagni, letture e brevi escursioni nei dintorni. Una giornata la dedichiamo alla scoperta della penisola di Datca, bellissima e selvaggia si protende nell’Egeo verso le isole greche di Simi e Nimos. La strada si snoda sinuosa attraverso la penisola regalando scorci di selvaggia bellezza. Ci fermiamo spesso a scattare fotografie delle baie dalle acque turchesi che intravediamo. Ad una di queste scendiamo lungo una sterrata fino alla spiaggia deserta per goderci un tuffo ristoratore, fa parecchio caldo infatti. Poi risaliamo sulla strada principale che prosegue attraversando minuscoli villaggi. Sostiamo in uno di questi, attratti dall’esposizione di tappeti davanti ad una casa. E’ un posto conosciuto dai turisti, difatti vi sono due coppie tedesche che stanno ammirando alcuni tappeti. Anche a noi viene offerto il cay e, accomodati su basse poltroncine, ascoltiamo le spiegazioni ed osserviamo gli splendidi tappeti. Sono però troppo costosi per le nostre tasche, così salutiamo e ce ne andiamo. Ci fermiamo più avanti ad un minuscolo banchetto dove una ragazza accaldata è in attesa di clienti. Offre vasetti di miele profumato e ne compriamo uno. Arrivati alla propaggine estrema della penisola scopriamo che si deve pagare per proseguire ( $ 30!!) anche senza voler visitare il sito archeologico, e che dobbiamo lasciare la moto
in quel punto. Non ci va di lasciare la moto incustodita né di scarpinare per chissà quanto. Vorremmo solo poter giungere nel punto estremo che si protende in mare, verso la Grecia e da lì ammirare il tramonto! Delusi, giriamo le ruote e ce ne andiamo.

12 luglio
Bozburun- Pamukkale km. 247
Partiamo subito dopo colazione, carichi di entusiasmo. La moto corre gioiosa sulle stradine della penisola, si placa solo arrivati alla congiunzione con la statale. La imbocchiamo in direzione nord fino al bivio per Mugla, prima della quale imbocchiamo la strada 330 verso Denizli. La strada è stretta, ma per nulla trafficata, corre sinuosa attraversando profumati boschetti. Quando sbuchiamo sulla strada principale per Denizli la temperatura si fa torrida ed è quasi impossibile tenere la visiera del casco aperta. Imboccato il bivio per Pamukkale capiamo di essere arrivati ancor prima di vedere il cartello d’ingresso in città. Siamo letteralmente abbordati, rincorsi, affiancati da diversi motorini i cui spericolati piloti cercano di attirarci verso le pensioni di cui sono procacciatori. Ne seguiamo uno, meno invadente degli altri, che ci conduce ad una pensioncina più che dignitosa, pulita, con una piccola piscina. Appena entrati in camera ci accertiamo che l’aria condizionata funzioni, poi ci stendiamo sui letti immobili, a smaltire il calore accumulato. Usciamo solo verso le 17 per recarci al sito. Che dire, l’impatto visivo è magnifico! La collina pare un monte di panna montata. Peccato che parecchie vasche calcaree siano chiuse e abbiano perduto il candore di un tempo. E’ comunque un’esperienza emozionante percorrere i sentieri che salgono intorno al colle e ammirare il turchese dell’acqua racchiuso dalle concrezioni di bianchissimo calcare. Verso il tramonto il sito inizia a svuotarsi. Così, trovandoci in un punto un po’ appartato e deserto, mi sdraio nell’acqua bassa di una vasca  mentre Knut mi scatta alcune foto. Tempo 3 minuti vediamo accorrere un guardiano per cui ci allontaniamo svelti facendo un cenno di scusa. In cima al Castello di cotone      (questo il significato del nome Pamukkale) ci sediamo ad ammirare rapiti lo spettacolo del tramonto.

 

 

 

 

 

 

 

13 luglio
Pamukkale- Selciuk km. 185
Lasciata Pamukkale imbocchiamo l’arteria principale che ci condurrà sulla E87 in direzione ovest, verso Aidyn. La strada è veloce, monotona e nei  pressi delle grandi città Hotel_Akaypiuttosto trafficata. Bisogna sempre prestare molta attenzione alla modalità di guida dei turchi che non vedono di buon occhio i veicoli, seppur più veloci, che li sorpassano. Lasciamo l’autostrada all’uscita per Selcuk e presto arriviamo nella cittadina. Girovaghiamo un po’ in cerca dell’indicazione per l’hotel prescelto finchè lo troviamo. E’ situato in cima alla strada che costeggia il sito archeologico. Parcheggiata la moto entriamo a chiedere una camera e…siamo fortunati, ci assegnano l’ultima rimasta. Il posto è piacevole, dotato anche di una piscina situata nel giardino. Vista l’ora le 16,00 ca. decidiamo di goderci la piscina in completa solitudine. Più tardi, all’arrivo degli ospiti che tornano dalla visita ai siti, ci ritiriamo in camera a riposare. Riemergiamo dopo il tramonto, quando l’aria è meno calda, e saliamo alla terrazza sul tetto dove è situato il ristorante. Ceniamo tranquilli godendoci la vista e la notte che avanza.

14 luglio
Efeso
Ci alziamo presto e, consumata la colazione, inforchiamo la moto per arrivare al sito archeologico di Efeso prima delle masse di turisti. Quando vi giungiamo il parcheggio è pressoché deserto, sono le 8,30. C’incamminiamo a piedi per un lunghissimo viale alberato alla fine del quale iniziamo a scorgere i primi resti. Una via lastricata ai cui lati si ergono i resti di un colonnato conduce al teatro, scavato sul pendio di una collina. Ci arrampichiamo sugli spalti sedendoci su una gradinata cercando d’ immaginare come doveva essere un tempo. Proseguiamo addentrandoci nel sito fino al gioiello famoso in tutto il mondo: la libreria di Celso. Ciò che ne rimane è di una perfezione e di una grazia incredibili. Ci sediamo sui talloni ad ammirare, rapiti, la meravigliosa facciata marmorea. Purtroppo le orde dei pullman turistici sono sopraggiunte e una gran folla rumorosa invade lo spazio sino a poco prima quasi deserto. Ci allontaniamo imboccando una via lastricata che sale verso un altro colle. Ai lati vi sono i resti di edifici, tombe, tempietti… e parti di colonne e capitelli ovunque.
Arriviamo ad un secondo teatro, più piccolo del primo, invaso dalle erbacce, poi, fatto dietro front, torniamo sui nostri passi, cogliendo particolari prima trascurati. Il sole ora scalda parecchio e il ritorno lungo il viale infinito fino al parcheggio è faticoso. Risaliti in moto torniamo a Selcuk. Parcheggiata la Transalp in hotel, ci rechiamo a piedi alla vicina Basilica di san Giovanni, ora solo un cumulo di macerie, sulle cui colonne le cicogne nidificano. Visitiamo la Cittadella, circondata da mura merlate, che sorge alle sue spalle.
Nel pomeriggio andiamo alla vicina città di Kusadasi per cercare un’agenzia di viaggi dove prenotare il traghetto per la Grecia. Kusadasi è una città caotica, trafficata e assolutamente turistica. Parcheggiamo la Transalp in una strada limitrofa al centro. Dopo aver percorso alcune strade senza esito, finalmente troviamo ciò che cerchiamo. Un’efficiente impiegata, che parla un buon inglese, ci prenota sia i biglietti per il giorno 16 sul ferry da Cesme all’isola greca di Chios, posta proprio di fronte alla città turca sia quelli da Chios al Pireo per la sera del 18 luglio. Soddisfatti torniamo alla moto. Appena Knut parte, però, sente che la moto si comporta in modo strano…la forcella è storta! Qualcuno manovrando per uscire dal parcheggio ci è venuto addosso! Guidando in modo accorto torniamo all’albergo dove Knut, tirati fuori dalla borsa gli attrezzi, riesce a raddrizzare la forcella. Che rabbia però!
Dopo cena facciamo una passeggiata nella parte moderna di Selcuk. Percorriamo la zona pedonale ricca di locali con i tavolini all’aperto, dove si vende anche birra, guardando le vetrine dei negozi e osservando intere famiglie che passeggiano godendosi il fresco della notte. E’ una Turchia inaspettata, dove le antiche tradizioni convivono con la modernità.

15 luglio
Selcuk- Cesme km. 159
Salutato il gentile albergatore, anche lui motociclista, imbocchiamo l’autostrada diretti a Cesme.
Impieghiamo parecchio ad attraversare la grande città di Izmir, molto trafficata, poi la E 881 ci porta, senza troppi intoppi, a Cesme. Troviamo posto in un hotel vicino al porto e alla zona pedonale della cittadina, pagando l’equivalente di 80 € per una camera climatizzata e per la colazione dell’indomani, dopo che ci garantiscono di poterla consumare alle 7,30, dato che dobbiamo fare il ceck in al porto alle 8,30.
Scarichiamo i bagagli, indossiamo i costumi e un abbigliamento leggero, e risaliamo in moto per esplorare la costa intorno. Percorriamo una stradina che si dirige verso nord, costeggiando la punta del promontorio. Il mare ha i colori del cobalto e del turchese. Vediamo diverse spiaggette così ne scegliamo una deserta e ci godiamo un tuffo ristoratore. Poi inforchiamo nuovamente la nostra cavalcatura e proseguiamo l’esplorazione. Sostiamo infine ad un ristorante su una spiaggia attrezzata per consumare un buon pasto…all’ombra.
La sera passeggiamo per le affollate vie di Cesme, che troviamo troppo rumorosa e accalappia turisti. Difatti i prezzi dei locali, come pure dell’albergo, sono decisamente più alti rispetto a quelli delle altre località visitate (ad eccezione di Istanbul).

16 luglio
Cesme-Isola di Chios
Svegliati prestissimo alle 7,30 ci presentiamo in sala colazione e…non troviamo niente di pronto. Dopo un’attesa di dieci minuti chiamiamo la cameriera chiedendo la colazione, ci fa cenno di sì e scompare. Trascorrono altri 20 minuti, sono ormai le 8 e non succede ancora nulla. A quel punto è tardi. Ci resta solo mezz’ora per essere al ceck in, quindi richiamiamo la cameriera che ridacchiando ci invita a pazientare. Poi guarda l’orologio e fa segno che…non è ancora ora! A quel punto, inviperiti, ci rechiamo alla reception chiedendo il conto. Discutiamo animatamente con l’addetta protestando per la mancata colazione e contestando il suo pagamento. Quando Knut si arrabbia sa essere molto convincente, così ci viene detratta dal totale la somma corrispondente alla colazione e possiamo andarcene. Beh! Volete ridere? Quando arriviamo al porto troviamo il cancello ancora chiuso, ma non perché siamo in ritardo, perché…non hanno ancora aperto! Non ci resta che attendere, fumando di rabbia e…a digiuno. I cancelli si aprono dopo una ventina di minuti e possiamo entrare con la moto. Le operazioni di espletamento delle pratiche e d’imbarco rasentano il ridicolo. Dirò solo che imbarcano i veicoli a casaccio. Li fanno sistemare in modo disordinato, il pullmino di una coppia di olandesi addirittura rimane con le ruote posteriori sul ponte, mentre il retro del veicolo sporge fuori, nel vuoto!) …non si capisce a chi mostrare i documenti, poi arriva un ufficiale che li ritira tutti e…se ne va. Quando torna li restituisce a casaccio e spetta ai passeggeri, tutti turisti, accertarsi di avere indietro i propri!
Come Dio vuole si parte. Facciamo amicizia con una coppia di motociclisti pugliesi. Hanno acquistato diversi tappeti e altra merce che rivenderanno nel loro negozio. All’arrivo sul suolo greco le cose non funzionano meglio. Le operazioni procedono lentissimamente e i motociclisti vengono lasciati per ultimi. Notiamo con disappunto un arrogante personaggio barbuto, che, presi i passaporti di un gruppo di turisti, li porta ai doganieri, facendo espletare le loro pratiche prima delle nostre. Dopo un paio d’ore usciamo dalla zona portuale. Siamo in Grecia! Salutiamo gli amici pugliesi che traghetteranno più tardi per Il Pireo. Noi invece cerchiamo l’agenzia dove dobbiamo ritirare i biglietti per il Pireo. La cosa va per le lunghe perché l’agenzia greca non li aveva ancora acquistati! Per avere ciò che abbiamo già pagato dobbiamo discutere furiosamente con il proprietario quando si presenta, richiamato in ufficio dalla telefonata dell’impiegato. Quando lo vedo capisco tutto: è l’arrogante barbuto che ho notato  in dogana! Il bieco soggetto voleva convincerci a ripassare due giorni dopo. Abbiamo preteso di avere i nostri biglietti subito poiché non avevamo alcuna intenzione di restare in quella città due giorni. Avutili finalmente in mano, ripresa la moto ci siamo allontanati a tutta birra. Abbiamo esplorato alcuni tratti di costa pernottando un paio di giorni in una località provvista di una bella spiaggia di ciottoli.

19 luglio
Porto di Chios
Stiamo lasciando l’isola a bordo della nave che ci porterà al Porto del Pireo.
La vacanza è terminata. Domani ci aspetta solo il trasferimento fino a Patrasso da dove ci imbarcheremo per l’Italia.

 

 

 

 

 

 

 

Riflessioni
La Turchia ci ha stupito e meravigliato. E’ stato elettrizzante percorrerla in moto. Questo fatto ci ha consentito di entrare direttamente nel quadro, non solo di vederlo scorrere ai lati di un finestrino. Ci ha commosso la disponibilità e l’ospitalità delle persone incontrate. Siamo davvero contenti di aver vissuto un’esperienza così arricchente.

 

                       HOME                 VIAGGI                BACK                 TOP